
RUEGLIO (Torino) – Quattro mesi di carcere con sospensione della pena, per il 33enne di Rueglio che lasciò morire i suoi cani di stenti, legati a una catena di un metro appena. In aula la testimonianza del veterinario su quei fatti, risalenti al 2012, ha avuto passaggi da film horror: “I corpi dei due cani – ha raccontato – erano come consumati per un’evidente mancanza di cibo e acqua. Quando sono morti dovevano essere così magri da lasciar vedere le ossa. I loro cadaveri erano ancora legati a una catena di un metro“. Per il reato di uccisione di animali, il pm aveva chiesto una condanna a 5 mesi di reclusione. Il difensore dell’imputato, dal canto suo, chiedeva per il suo assistito l’assoluzione. Il giudice ha a quanto pare individuato una soluzione di compromesso tra le istanze.
Le indagini erano scattate dopo che all’Asl erano giunte segnalazioni telefoniche da parte dei residenti sulla presenza di due cani abbandonati. Quando i veterinari sono intervenuti sul posto per il recupero, però, non hanno potuto far altro che constatare la morte delle due bestiole, due meticcetti attaccati a una catena cortissima visibilmente morti di fame e sete. A quel punto i sanitari hanno chiamato i carabinieri, che hanno individuato il proprietario di quel terreno. Uno dei due cani, tra l’altro, era provvisto di microchip e risultava di proprietà dell’imputato, così come il casolare abbandonato e lo spazio esterno dove i cani erano stati tenuti.