
“Il settore lavorativo del pet care – si legge in una nota – è ancora molto poco proposto all’interno delle carceri, nonostante esso si adatti bene alla realtà penitenziaria anche sul piano rieducativo. L’introduzione di questo settore lavorativo, infatti, si presenta vantaggiosa in quanto comprende attività e tipologie di lavoro che richiedono un’assunzione di responsabilità da parte della persona, per lo svilupparsi di un rapporto personale e di fiducia con gli animali e i loro proprietari”. Obiettivi psicoeducativi favoriti dalla relazione con il cane e dall’interazione guidata, nell’ambito di una attività pratica mirata quale un corso professionalizzante, tra soggetti detenuti per diversa tipologia di reato: crescita personale attraverso l’incremento dell’autostima, dell’autoefficacia e dell’autonomia dei detenuti; miglioramento della qualità delle relazioni e della comunicazione interpersonale tra i detenuti e tra loro e le figure di riferimento nell’ambito del corso e del carcere; creazione di un gruppo di lavoro improntato sulla didattica del cooperative learning; formazione di figure professionali valide che ruotino intorno al mondo degli animali da compagnia.